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Come stanno le cose? Dall’Italia dei governanti ai nostri affanni


 

Ogni tanto è bene sistemarle, le cose. Sfilo l'elenco:

  • i motivi della crisi del governo siciliano di Raffaele Lombardo
  • i pochi soldi veri per il terremoto abruzzese
  • lo stallo sui nuovi ammortizzatori sociali
  • la stagnazione dei consumi
  • la nullezza dei diversi piani-casa

Non è la catastrofe, si dice: l'Italia è un paese denso, le famiglie inzeppano di beni durevoli case e garage; le aziende prima o poi - ora è "poi" - rinnoveranno il parco delle macchine utensili. L'Italia, come il resto dell'Europa, dispone di un colossale mercato interno Altra è, anche a mio avviso, la malattia. E' malattia da saturazione e rifiuti e sprechi e di tempi stressanti. La crisi che non è più ciclica ma strutturale deriva dal crescente costo d'esercizio del sistema e dal calante flusso delle risorse finanziare.. 

Dicono: il peggio è passato ora la ripresa. Non è vero: ci attestiamo necessariamente ad un inferiore livello di consumi e di investimenti. E non se ne esce con i tentativi di tagliare delle spese perché vischiosa è la finanza non solo pubblica e le reazioni sono tenaci.

Governare è certamente difficile: tanto più se incerta è la direzione e per questo abborracciate le terapie. Anche il refrain sull'evasione fiscale sta diventando stucchevole.

Quali sono comunque le cose intollerabili? Gli imbrogli berlusconiani, gli annunci per lisciare il pelo ai manigoldi (che sono massa). Al confronto i Brunetta e i Tremonti hanno una loro disordinata razionalità,

vorrebbero (o meglio ipotizzano) delle "riforme". Il Governo ha un altro segno, è quello di un giocoliere sorretto da cortigiani ringhianti.

Passiamo alle sofferenze. Ecco, qui si comincia ad andare sul pesante. A macchia di leopardo appaiono altre cellule malate, molto malate. Ieri nel paginone sul retro di copertina di Liberazione gli operai Fiat di Melfi: una inchiesta angosciante sulla stanchezza operaia. Ancora, mentre scrivo questo "pezzo" risento le loro testimonianze e ritorno al mio passato, ai miei giornali d'allora che erano Mondo Nuovo e Lotta Continua: così si scriveva anche allora e si cominciava a reagire (1).

Regge quest'Italia?

Non so cosa ne esce. Non è possibile proseguire all'infinito con la caccia al nero e al rom. E' un travaso di cattiveria che scompone ulteriormente il paese in gruppi osceni, nessuna amicizia con nessuno. Non può reggere come linea reazionaria di massa.

Prospettive: ne verranno.  Potremmo antevedere un futuro:

  • dalla auto-valorizzazione delle decine di migliaia di giovani (l'Onda) che non solo fanno i cortei e i contro vertici ma vincono le loro elezioni universitarie su posizione di netta sinistra; così a Firenze come a Torino;
  • da una seria federazione tra i principali sindacati di base, con un patto unitario operante nelle elezioni delle RSU e una rete informativa ed elaborativa  aperta e generosa; e con questa unità si ragioni con una parte dei compagni confederali;
  • se la lista unitaria Prc-Pdci alle elezioni europee oltrepassa lo sbarramento del 4%.

 

Mi si dirà, e che centra quest'ultima condizione? Pensateci bene se non sia utile, con tutte le piccinerie e gli errori che questa sinistra regga, ripigli il fiato, abbia il tempo di reimpostarsi.

Altrimenti si andrà avanti, certo, ma con più affanno. E vi assicuro che l'affanno continuo fa male alla salute! Ciao a tutti...

Vincenzo Simoni - 27 maggio 2009.

 

(1) Checchino Antonini: "Melfi, parlano i delegati. La crisi globale ci incatena alla fabbrica", Liberazione 26 maggio 2009. Da leggere e diffondere! Ed  infatti oggi viene distribuito a migliaia di copie ai cancelli di quella fabbrica. Benissimo, compagni!

 




Data notizia27.05.2009

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