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La mia campagna elettorale di Vincenzo Simoni


 

In Toscana a Firenze, a Rovezzano e Rifredi e in Via Zanella e poi ad Empoli e Livorno - e infine nell'enorme immersione a Roma...da  Primavalle, al Quartiere Cinecittà,  a Spinaceto: tante case, città sconquassate, compagni inquieti, inquilini confusi. Ma quanto si impara e come maturano le mie stesse convinzioni!

 

Riunione modeste, è difficile far massa e nei banchini l'avvicinamento è cauto; il volantino non è accolto subito ma nemmeno rifiutato; quando qualcuno si ferma non bastano le battute ad effetto, nemmeno l'evidenza di una tradizionale falce e martello. La sinistra s'è squagliata come massa e consenso; dobbiamo far gruppo, compattare quello che resta, reggere ma con argomenti serissimi: la nostra vita, le comunità che si scompongono, il volontariato politico che non può attendere la gente nelle sedi. Bisogna stare all'aperto, andare a rischio, farci di nuovo riconoscere.

 

Nelle case popolari e negli stessi immensi blocchi degli Enti Previdenziali privatizzati (Enasarco a Roma) le generazioni sono mutate; i giovani sono vicini alla pensione (modesta e insufficiente), i loro figli sono stati protetti, molti hanno retto alla crisi altri devono ritornare nelle case di un tempo. I comitati di base (ho negli occhi quello del quartiere "anni 30" di Livorno, detto Shangai) si sono rarefatti, le donne che erano giovani madri ora si sono appesantite, e non è solo nel fisico. I ragazzi, ce ne sono, ma esitanti nell'occuparsi del quartiere, girano, escono, se ne vanno. Me ne rendo conto:è un mondo mobile, aspro ma anche denso di stimoli ed emozioni. Ed è sbagliato il "nostro" rimuginare sui tempi andati.

Nei percorsi, accompagnato da Paolo a Livorno, da Fabrizio per Roma, ad Empoli dal giovane nostro candidato a Sindaco,  a Firenze vado da solo, l'impatto "ambientale" è durissimo. Bisogna andarci per le strade e le superstrade, i raccordi  e gli svincoli, inghiottire benzene e C02, filtrare negli ingorghi, non trovare neppure nelle periferie un posto da parcheggiare: una dilatazione mostruosa.

Quando arrivo in una cittadina della Lunigiana, è Fivizzano, sembra di penetrare in un "rifugio" mentre intorno è in corso un ininterrotto bombardamento. Bellissimo rifugio ma la vita è altrove. O no?

Che si diceva nelle riunioni, non quelle "generali" ma quelle nelle quali si incrociava il mio essere sindacato con la candidatura politica?

Shanghai e Primavalle: antichi quartieri proletari e sottoproletari, a Livorno procede ma con molte pause il recupero e comunque c'è speranza; a Primavalle l'impatto è più duro, la decadenza evidente eppure qui c'è una sede eccellente dell'Unione Inquilini, con compagni mai depressi, tonici nell'impegno! Vanno avanti, diffondono un efficace bollettino, riempiono di bandiere una piazza. Quanti? Pochi, ma sono l'anima del quartiere. Per loro meritiamo di reggere.

Ho parlato o meglio conversato. Bisogna adattare l'argomento, entrano le loro parole, le mie sono dialogo, ricerca, verifica delle mie stesse convinzioni. Importante, emozionante. Quando me ne ritorno a casa, è tanta la fatica, i miei anni si sentono, ma qualcosa di più sta nella mia testa.

E le questioni? Prezzi, vendite, valutazioni, aspirazioni, i conti in famiglia, cose individuali in vertenze enormi: 16 mila alloggi in un piano di vendita Enasarco (ente di previdenza del commercio, quello di Bellè e del tentativo Ricucci), ben 4500 nel solo quartiere di Cinecittà, un insieme denso, capace di organizzazione, controverso. Così se ne discuteva nella riunione in Via Ponzio Cominio, e la convinzione di votare e votarmi era un risultato. Qui l'esperienza di altre vertenze di massa ma anche la conoscenza dei meccanismi immobiliari, lo scambio di informazioni. Il candidato diventava strumento utile, la fiducia derivava dal sentirsi "insieme".

Anche nei blocchi delle case popolari di Spinaceto (piano di vendita molto oneroso), di Novoli e delle Piagge e Rovezzano e Via Zanella-Aleardi-Gozzoli  (siano a Firenze), il confronto è senza reticenze, nessun filtro "politico". Devo faticare, ragionare, polemizzare ma anche e molto, condividere. Poi si pigliano i volantini e forse ci saranno dei voti. Forse.

Questo ho voluto con  pochi cenni comunicarvi. A "prescindere" da quello che ne verrà sono incontri veraci, "personali". Non sono andato a spasso a stringere delle mani. E i compagni? I comunisti dei quartieri? Non sono delle caricature, sono persone - non ho le parole diverse - in crisi. Ebbene questa crisi non è negativa, anzi, è il segno dello sviluppo, della possibilità. Pensateci bene, va stimata la nostra e loro incertezza nella prassi, che si accompagna a salde convinzioni morali. Vorrei davvero che l'8 giugno fosse riconosciuta, nel voto più utile, questa non effimera qualità.

30 maggio 2009. Vincenzo Simoni

 




Data notizia30.05.2009