Liberi servi?
Liberi servi ?
L'ossimoro è un " procedimento retorico che consiste nel riunire due termini contraddittori il cui raggruppamento può essere interpretato metaforicamente". Libero, in senso stretto "che non ha padrone". Servo: dal latino servus per schiavo, ma anche "cameriere" oppure "chi si dedica con devozione e fedeltà a servire una persona".
Dal "Nuovo Zingaretti"
Non è semplice sviluppare il concetto. "Liberi servi" è un ossimoro ma non del tutto, è una metafora ma non solo. Spicca con una nettezza bruta solo la definizione di uomo libero: colui che non ha padrone.
Padrone... evoca la proprietà su qualcosa o/e su qualcuno.
Popolo della libertà: un insieme di persone che non hanno padrone! Ma certo: nessun li obbliga alla sottomissione, hanno scelto di dedicarsi con devozione e fedeltà a servire una persona.
Che cosa in cambio? Partecipare alla licenza di fare. Fare che cosa? Quello che gli riesce, rebus sic stantibus, nella gerarchia delle disponibilità. Sono i soldi che fanno le differenze.
Regole? Ecco, le loro leggi sregolano, a partire dall'assoluta licenza del principe, che non può essere offeso, e a scalare gli altri.
Basta con tutti i termini che contengono la particella "comu". Una sega i "beni comuni", la "comunità umana", tollerata come ossimoro, appunto, "comunione e liberazione".
Che succede? Va rovesciato il noto disegno del pesce grandissimo e dentuto che divora gli altri. Questo pescione è alla testa del gruppo con i suoi scagnozzi e scagnozzetti.
Stanno intorno alla minutaglia, fitta fitta; è il plancton. Nemmeno libero di tentare la fuga.
Firenze, 4 giugno 2009. Vincenzo Simoni



04.06.2009